Marco
Novarese, classe 1980, ristoratore e produttore di birra, fungiatt da piccolo nello zaino del padre, coniuga in questo progetto le proprie esperienze lavorative e le proprie passioni.
Socio fondatore.
"Il Cerchio del Fungo" non è solamente il nome della nostra società, rappresenta infatti e soprattutto un principio di agricoltura circolare a cui tendiamo per ridurre al minimo gli sprechi e riutilizzare in maniera più produttiva possibile quelli che, normalmente, vengono semplicemente considerati degli scarti.
Dalla terra nasce la birra. Dalla birra nasce una nuova coltivazione. Infine tutto torna alla terra.

Il nostro punto di partenza è la terra.
Coltiviamo direttamente il nostro orzo, seguendone il ciclo naturale, dalla semina alla raccolta. L'orzo viene destinato alla produzione del nostro malto, con il quale realizziamo le nostre birre agricole.
Birre che nascono quindi da una materia prima coltivata da noi e che raccontano, attraverso il loro carattere, il legame con il territorio e con il lavoro agricolo.
Il percorso non finisce però con la birra.
Durante la produzione rimangono le trebbie esauste di birra, un residuo ricco di materia organica che normalmente rappresenterebbe uno scarto del processo produttivo.
Noi abbiamo scelto di guardarlo in modo diverso.
Le trebbie vengono recuperate e utilizzate all'interno del nostro progetto per la coltivazione dei funghi, ma non ci fermiamo qui, ritiriamo anche le trebbie di altri birrifici artigianali contribuendo così a ridurre la produzione di rifiuti alimentari.
In questo modo una risorsa proveniente dalla produzione della birra entra in un nuovo ciclo produttivo e contribuisce alla nascita di un altro alimento.
È il principio alla base del nostro progetto: quello che per qualcuno può essere uno scarto, per noi può diventare una nuova risorsa.
Alla fine del processo di coltivazione dei funghi, restituiamo nuova vita alla materia organica riportandola alla terra, dove tutto è cominciato, per chiudere idealmente il nostro cerchio.
Un piccolo cerchio produttivo nel quale le diverse attività dell'azienda non sono indipendenti, ma si parlano e si alimentano a vicenda.
Podere Tauley nasce con l'ambizione di andare oltre la semplice produzione agricola. Vogliamo costruire nel tempo un luogo dove produrre, trasformare, raccontare e condividere siano parti dello stesso progetto.
La birra, i funghi e le altre coltivazioni rappresentano solo l'inizio di un percorso più ampio, che guarda alla valorizzazione delle risorse, alla riduzione degli sprechi e alla riscoperta di un rapporto diretto tra agricoltura, territorio e persone.
Per noi la sostenibilità non è soltanto una parola, è un modo diverso di progettare l'azienda: coltivare > trasformare > recuperare > coltivare ancora.
Il progetto e la società nascono nel 2025 dalla passione e da un'idea di Marco Scotti e Filippo Mizia, che non hanno mai perso i contatti dopo aver lavorato insieme per alcuni anni al Guinness Time di Nibbia e che, da subito, iniziano gli studi necessari a trasformare la loro idea in realtà e a cercare il luogo ideale per dargli una sede. Nel 2026, anno in cui comincia la vera storia produttiva di Podere Tauley, a loro si unisce Edoardo Martelli che con Marco ha condiviso gli anni del liceo e che ha da subito sposato il progetto, affascinato dalla sua sostenibilità e innovatività.
Novarese, classe 1980, ristoratore e produttore di birra, fungiatt da piccolo nello zaino del padre, coniuga in questo progetto le proprie esperienze lavorative e le proprie passioni.
Socio fondatore.
Caltignaghese, classe 1987, chef e professore dei servizi di ristorazione, amante della natura, della montagna e da sempre appassionato di funghi, convinto sostenitore del progetto di agricoltura circolare.
Socio fondatore.
Galliatese, classe 1980, ingegnere informatico che ha trascorso troppo tempo dietro a dei computer e ora cerca un nuovo contatto con la natura e con la gente, non tralasciando la sua consolidata passione per la birra.
Socio (per ora onorario) dal 2026.
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